Osteocondrite dissecante

Osteocondrite dissecante
Necrosi avascolare della testa del femore, reperto tardivo classico di osteocondrite dissecante.
Specialitàreumatologia
Classificazione e risorse esterne (EN)
OMIM165800
MeSHD010008 e D010007
eMedicine392396, 89718 e 1253074

L'osteocondrite dissecante (OCD o OD) è un disturbo piuttosto comune, che prevede la formazione di necrosi, di lesioni e vere e proprie crepe nella cartilagine articolare (osteocondrosi), con infiammazione.

Solitamente questo tipo di disturbo si manifesta con dolore e gonfiore dell'articolazione interessata, che compie scatti e si blocca spesso durante il movimento. Un esame più approfondito spesso rivela un versamento più o meno grave, incapacità di fare resistenza con gli arti collegati all'articolazione e il classico "scrocchiare" di quest'ultima.

OCD è causata dalla scarsa irrorazione di sangue dell'osso subcondrale. Questa carenza di sangue causa la morte precoce dell'estremità ossea, in un processo detto osteonecrosi. L'osso è dunque riassorbito dai tessuti circostanti, lasciando la cartilagine dell'articolazione che supportava priva di protezione alcuna, esposta a facili lesioni. Il risultato è la frammentazione (dissezione) sia della cartilagine che dell'osso stesso. Il libero movimento di questi due, infine, non fa che estendere il già ingente danno, causando ulteriore dolore. OCD può essere di difficile diagnosi poiché questi sintomi sono comuni a molti altri disturbi delle articolazioni. Nonostante ciò, è possibile ricorrere a un esame ai raggi X, tomografia computerizzata (CT) o anche risonanza magnetica (MRI).

Epidemiologia

Si manifesta principalmente nell'età adolescenziale anche se spesso risulta inizialmente asintomatica; solo in seguito, in età adulta, si hanno le prime manifestazioni.

Eziologia

L'esatta causa è ancora sconosciuta, anche se è comprovato che possa avere un'origine traumatica su soggetti predisposti forse anche geneticamente.

Clinica

Fra i sintomi e i segni clinici si mostra dolore che varia a seconda dell'attività della persona coinvolta.

Diagnosi

Per una corretta diagnosi oltre all'esame obiettivo si può utilizzare il test di Wilson.

Trattamento

Il trattamento è di tipo chirurgico e vi sono diverse possibilità di intervento:[1]

  • Rimozione corpi mobili presenti
  • Perforazione della lesione, con conseguente sostituzione fibrocartilaginea
  • Inserimento di innesti specifici sostitutivi o direttamente il trapianto della parte danneggiata

Prognosi

Per quanto riguarda la prognosi vi sono due aspetti che la modificano, il primo è costituito dall'età anagrafica della persona (più è giovane e più le abilità di recupero sono maggiori, anticipando il distacco della ,cartilagine), il secondo dall'entità della lesione solitamente se esse sono inferiori ad 1 cm la prognosi è favorevole, quelle da 1 a 2 cm meno favorevole e per quelle ancora più estese l'intervento chirurgico si rende necessario.

Note

  1. Walter B Greene, Ortopedia di Netter pag 415, Milano, Elsevier Masson srl, 2007, ISBN 978-88-214-2949-1.

Bibliografia

  • Joseph C. Segen, Concise Dictionary of Modern Medicine, New York, McGraw-Hill, 2006, ISBN 978-88-386-3917-3.
  • Douglas M. Anderson, A. Elliot Michelle, Mosby's medical, nursing, & Allied Health Dictionary sesta edizione, New York, Piccin, 2004, ISBN 88-299-1716-8.
  • Walter B Greene, Ortopedia di Netter, Milano, Elsevier Masson srl, 2007, ISBN 978-88-214-2949-1.
  • Federico Grassi, Pazzaglia Ugo, Pilato Giorgio, Zatti Giovanni, Manuale di ortopedia e traumatologia, Milano, Elsevier Masson, 2007, ISBN 978-88-214-2918-7.

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