Minzione

La minzione è l'insieme degli atti fisiologici, volontari e involontari, che determinano l'espulsione dell'urina contenuta nella vescica attraverso l'uretra.[1]

Illustrazione dell'apparato urinario umano

Etimologia

Il termine risale al tardo latino, risultando una derivazione di «minctio-onis» che a sua volta deriva da mingĕre, cioè «urinare».[2]

Descrizione

Lo svuotamento vescicale è dovuto alla contrazione del muscolo detrusore, coordinato con il rilasciamento di due strutture sfinteriali: lo sfintere del trigono o sfintere interno e lo sfintere uro-genitale o sfintere esterno.

La minzione è essenzialmente un atto riflesso, in cui lo stimolo scatenante è rappresentato dalla distensione dell'organo vescicale oltre certi limiti in seguito all'aumento del contenuto urinario. In condizioni normali la muscolatura della parete vescicale si contrae quando la pressione intracavitaria abbia raggiunto 16–18 cm di H2O, corrispondente a un volume urinario di circa 400 mL: in tali circostanze la minzione può essere volontariamente impedita dall'intervento cosciente della corteccia cerebrale che tramite il nervo pudendo esterno, invia impulsi eccitatori (anti-minzione) allo sfintere uro-genitale. Grazie a questo meccanismo è possibile trattenere volontariamente l'urina in vescica fino a volumi urinari dell'ordine di 700-800 mL. Al di sopra di questi valori il riflesso della minzione diventa incoercibile e lo svuotamento della vescica avviene automaticamente, senza possibilità di controllo volontario.

Il controllo corticale della minzione richiede un'adeguata maturazione del sistema nervoso: nei lattanti, infatti, la minzione è un atto involontario e incosciente, che si verifica con meccanismo puramente riflesso; il controllo volontario dello sfintere vescicale ha inizio in media all'età di due anni e mezzo. Nello specifico l'atto della minzione è regolato dal sistema nervoso autonomo. Il sistema nervoso simpatico agisce da inibitore del detrusore e da eccitatore dello sfintere interno, inducendo quindi un blocco della minzione. Viceversa, il processo di attivazione è regolato dal sistema nervoso parasimpatico che ha un'azione antagonista sui due muscoli. Vi è poi un contributo volontario che per il tramite dei motoneuroni somatici del nucleo di Onuf (corna anteriori del midollo) vanno a gestire l'eccitazione dello sfintere esterno. Anche la muscolatura addominale dovrà contrarsi affinché il processo avvenga.

La quantità giornaliera di minzioni varia da persona a persona, attestandosi in media dalle quattro alle sette volte al giorno.[3]

Minzione fetale

Il feto urina a intervalli regolari di circa un'ora. In questo modo si forma il liquido amniotico che a sua volta è riciclato con la deglutizione fetale. Il tratto gastroenterico del feto provvede quindi al suo riassorbimento.

Disturbi della minzione

Tra i vari disturbi accusabili all'atto della minzione vi sono[4]:

Note

  1. Minzione, su treccani.it. URL consultato il 12 gennaio 2018.
  2. Etimologia della parola, su treccani.it. URL consultato il 13 luglio 2018.
  3. Silvia Turin, Quante volte al giorno è «normale» fare pipì? Quello che non avete osato chiedere, su corriere.it, 28 settembre 2018.
  4. I tipi di disturbo della minzione: quando la necessità di urinare è fuori controllo, su lines-specialist.it.

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