Ceruloplasmina

La ceruloplasmina è una proteina con attività enzimatica ferrossidasica codificata dal gene CP[1][2][3].

Ceruloplasmina
Gene
HUGO CP CP-2
Entrez 1356
Locus Chr. 3 q24-q25.1
Proteina
OMIM 117700
UniProt P00450
Enzima
Numero EC 1.16.3.1

È la principale proteina di trasporto del rame nel sangue e, in più, ha un ruolo nel metabolismo del ferro. Descritta per la prima volta nel 1948[4], risulta simile a un'altra proteina scoperta più recentemente, l'efestina, coinvolta anch'essa nel metabolismo del ferro e del rame.

Funzioni

L' ossidazione ad opera della ceruloplasmina è un fenomeno chiave nel metabolismo del ferro. I macrofagi al termine della fagocitosi e digestione dei globuli rossi rilasciano ferro in gran parte nello stato ferroso (Fe2+) che, per essere recuperato attraverso il ciclo della ferritina, deve essere ossidato alla stato ferrico (Fe3+). Tale ossidazione avviene ad opera della ceruloplasmina.[5]

Carenza

Una carenza di ceruloplasmina implica alterazioni nell' omeostasi del ferro. La carenza di ceruloplasmina può derivare da cause genetiche e dalla mancanza di rame, un micronutriente essenziale nella dieta. Quando mancano adeguate quantità di ceruloplasmina funzionante, si compromette la capacità del corpo di riciclare Fe2+ con conseguente accumulo di ferro nei tessuti.[5].

Le persone che soffrono di ipoceruloplasmenia, una condizione geneticamente ereditaria in cui i livelli di ceruloplasmina sono circa il 50% del normale, generalmente non mostrano anomalie cliniche ma il progressivo accumulo di ferro nelle cellule pancreatiche delle isole e nei gangli basali porta infine allo sviluppo del diabete insulino-dipendente e della degenerazione neurologica che può manifestarsi come demenza, disartria e distonia.[5]

Nella malattia di Wilson, paradossalmente, l'innalzamento dei livelli di rame all'interno del fegato sembra interferire con la sua incorporazione nei polipetidi neosintetizzati di ceruloplasmina che diminuisce. [5]

Concentrazione sierica

Circa l'85-90% dei pazienti con malattia di Wilson presenta bassi livelli sierici di ceruloplasmina (<20 mg / dL o 200 mg / L).[6][7] Tuttavia, bassi livelli di ceruloplasmina possono essere osservati in pazienti senza malattia di Wilson e livelli di ceruloplasmina normali o elevati possono essere osservati in pazienti con malattia di Wilson.[8]

I valori normali per ceruloplasmina sierica variano in base all'età. Sono molto bassi durante la prima infanzia per circa sei mesi, poi raggiungono il picco nella prima infanzia (approssimativamente da 30 a 50 mg / dL o da 300 a 500 mg / L), per poi diminuire negli adulti (da 20 a 35 mg / dL o 200 a 350 mg / L). La ceruloplasmina è sensibile agli estrogeni: i livelli sono elevati in gravidanza e nei pazienti con supplementazione ormonale. Essendo anche una proteina di fase acuta può essere aumentata negli stati infiammatori.[8][7][6]

Note

  1. Takahashi N, Ortel TL, Putnam FW, Single-chain structure of human ceruloplasmin: the complete amino acid sequence of the whole molecule, in Proc. Natl. Acad. Sci. U.S.A., vol. 81, nº 2, gennaio 1984, pp. 390–4, DOI:10.1073/pnas.81.2.390, PMC 344682, PMID 6582496.
  2. Koschinsky ML, Funk WD, van Oost BA, MacGillivray RT, Complete cDNA sequence of human preceruloplasmin, in Proc. Natl. Acad. Sci. U.S.A., vol. 83, nº 14, luglio 1986, pp. 5086–90, DOI:10.1073/pnas.83.14.5086, PMC 323895, PMID 2873574.
  3. Royle NJ, Irwin DM, Koschinsky ML, MacGillivray RT, Hamerton JL, Human genes encoding prothrombin and ceruloplasmin map to 11p11-q12 and 3q21-24, respectively, in Somat. Cell Mol. Genet., vol. 13, nº 3, maggio 1987, pp. 285–92, DOI:10.1007/BF01535211, PMID 3474786.
  4. Holmberg CG, Laurell C-B, Investigations in serum copper. II. Isolation of the Copper containing protein, and a description of its properties, in Acta Chem Scand, vol. 2, 1948, pp. 550–56, DOI:10.3891/acta.chem.scand.02-0550.
  5. Harper's Illustrated Biochemistry, 31e, Lange.
  6. W. Stremmel, K. W. Meyerrose e C. Niederau, Wilson disease: clinical presentation, treatment, and survival, in Annals of Internal Medicine, vol. 115, nº 9, 1º novembre 1991, pp. 720–726. URL consultato il 10 maggio 2018.
  7. G. J. Brewer e V. Yuzbasiyan-Gurkan, Wilson disease, in Medicine, vol. 71, nº 3, May 1992, pp. 139–164. URL consultato il 10 maggio 2018.
  8. P. Steindl, P. Ferenci e H. P. Dienes, Wilson's disease in patients presenting with liver disease: a diagnostic challenge, in Gastroenterology, vol. 113, nº 1, July 1997, pp. 212–218. URL consultato il 10 maggio 2018.

Voci correlate

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